Extremismus
Forza Italia non è un posto per estremisti. La sua essenza è aliena da questa peste. Sento già una vocina spiritosa dietro di me: e allora perché ci sei dentro tu? Non rifiuto la provocazione. E affronto il tema. Osservazione previa. L’etichetta di estremista o di fondamentalista si appiccica come un anatema a chi si vuole escludere dal contesto democratico. Negli anni 70 la parola usata per praticare l’esclusione dal gioco politico era “fascista” oppure “reazionario”. di Renato Brunetta
12 AGO 20

Al direttore - Forza Italia non è un posto per estremisti. La sua essenza è aliena da questa peste. Sento già una vocina spiritosa dietro di me: e allora perché ci sei dentro tu? Non rifiuto la provocazione. E affronto il tema.
Osservazione previa. L’etichetta di estremista o di fondamentalista si appiccica come un anatema a chi si vuole escludere dal contesto democratico. Negli anni 70 la parola usata per praticare l’esclusione dal gioco politico era “fascista” oppure “reazionario”. Giorgio Bocca la teorizzò con la metafora del bigliardo. Non si fa giocare a bigliardo chi usa la stecca per strappare il tappeto verde. Idem oggi con Forza Italia.
E quale sarebbe la caratteristica inconfondibile dell’estremista? Estremista – secondo la vulgata corrente – è chi ha una certa vibrazione nella voce, che calca l’accento; uno portato ad “alzare i toni” e forse anche le mani. Inoltre, oltre a essere iroso, l’estremista avrebbe una certa e perentoria attitudine ad affermare affetti e valori certi, e a indignarsi e qualche volta persino urlare se tali valori sono messi in causa. Ad esempio quando Quagliariello si indignò per la sorte di Eluana Englaro, ed espresse con veemenza la sua indignazione. Tanti benpensanti gli dettero del fondamentalista, estremista ecc. Oppure, in senso più classico, è la fretta, il voler saltare il passo lento della storia per correre subito alla meta dell’utopia.
Posso dirlo? Questa maniera di intendere l’estremismo è una burla. Equivoca un dato caratteriale o una fermezza di propositi e la trasforma in categoria politica da scomunicati. Propongo di affidarsi alla Treccani, che – essendo stata presieduta da Giuliano Amato – non può essere ritenuta un covo di estremisti.
Prima definizione. “Estremismo. In senso stretto, designa quei soggetti politici o sociali che non escludono, in linea di principio, il ricorso a forme di comportamento illegale o violento”.
Svolgimento. Forza Italia promuove o teorizza l’illegalità o la violenza? A meno che non si creda alle accuse di Ingroia e Travaglio, secondo cui Forza Italia sarebbe stata ispirata da Totò Riina, non rientriamo nella categoria. Anzi. La nostra lotta è tesa oggi a impedire che si compia un’ingiustizia infame, un atto di illegalità formale e sostanziale con il voto di decadenza da senatore contro Silvio Berlusconi. Arrabbiarsi molto contro l’ingiustizia significa essere rabbiosi ed estremisti? Pare di sì, ad ascoltare certe definizioni di Alfano.
Seconda definizione, sempre Treccani. “Estremismo politico… sono stati individuati alcuni nuclei tematici di cultura politica ai quali ricondurre ideologie e comportamenti estremistici: per es., il nazionalismo, il razzismo, il totalitarismo”.
Svolgimento bis. Forza Italia non coltiva nazionalismi, razzismi o totalitarismi. Non credo che il berlusconismo sarà incluso nella prossima edizione della Treccani, salvo che la presidenza dell’Enciclopedia passi a Stefano Rodotà.
In realtà dare dell’estremista a chi si vuol liquidare a prescindere dai connotati di cui sopra (illegalità, violenza, nazionalismo, razzismo, totalitarismo) è una vecchia storia. E siamo a Lenin, “L’estremismo, malattia infantile (del comunismo)” è del 1920. Che fa Lenin in quel saggio, secondo voi? Attacca l’illegalità, la violenza, il totalitarismo? Figuriamoci. Eppure si deve a lui l’immagine stereotipata dell’estremista, al di là delle tesi da lui espresse (ce l’aveva coi comunisti inglesi e tedeschi, infantili perché incapaci di compromessi). Da quel dì e dalla vulgata ignorante, estremista è un tizio che preferisce affermare un valore piuttosto che mediarlo. In questo senso il Papa Ratzinger dei principi non negoziabili è estremista e fondamentalista. Vale a destra, a sinistra, centro. I ciellini furono definiti, in un libro di Turchini & Bianchi, “Gli estremisti di centro”, mentre subivano circa trecento attentati e difendevano la libertà nelle università… Ah, l’umana smemoratezza.
Per tornare alle origini, credo sia ammesso da tutti, anche da Giorgio Napolitano che il vero estremista fosse Lenin, a giudicare dai metodi.
In conclusione. Estremista non è un connotato psicologico, almeno in politica. Le Brigate rosse erano piuttosto estremiste, mi risulta, ed erano assennate. Invece ho conosciuto democristiani dorotei dei tempi d’oro pronti a scaldarsi per niente e a far volare parole grosse e anche qualcosa d’altro in discussioni con i comunisti di paese. Estremisti? I moderati spesso passano per estremisti, a causa dell’equivoco di identificare moderazione con tiepidezza. Dimenticando che il primo a rifiutare i tiepidi pare sia il Dio della Bibbia, che li vomiterebbe perché né caldi né freddi.
Detto questo, il problema esiste quando – come in “Morte a Venezia” – i vecchi cercano di indossare i costumi mentali dei ragazzini, i quali giustamente hanno l’animo fremente. Truccarsi da scalmanati per fare colpo sulla gioventù e sembrare “veri credenti” è una malattia dei vecchi. E’ un febbrone che li rende insopportabili. Cambia la fisionomia del volto, trasforma la bocca in una rastrelliera. Ma qui non è questione di ideologia, ma di vizi capitali, che abitano dappertutto. Alla larga da Forza Italia. Berlusconi lo ha detto e ridetto, anche nei momenti più duri. Guai agli iracondi, guai a chi usa l’insulto. Ma per favore lasciateci essere piuttosto nervosi se ci ammazzano il leader.
Detto questo, spero di aver dimostrato che Forza Italia non è estremista e non può esserne ricettacolo.
Osservazione previa. L’etichetta di estremista o di fondamentalista si appiccica come un anatema a chi si vuole escludere dal contesto democratico. Negli anni 70 la parola usata per praticare l’esclusione dal gioco politico era “fascista” oppure “reazionario”. Giorgio Bocca la teorizzò con la metafora del bigliardo. Non si fa giocare a bigliardo chi usa la stecca per strappare il tappeto verde. Idem oggi con Forza Italia.
E quale sarebbe la caratteristica inconfondibile dell’estremista? Estremista – secondo la vulgata corrente – è chi ha una certa vibrazione nella voce, che calca l’accento; uno portato ad “alzare i toni” e forse anche le mani. Inoltre, oltre a essere iroso, l’estremista avrebbe una certa e perentoria attitudine ad affermare affetti e valori certi, e a indignarsi e qualche volta persino urlare se tali valori sono messi in causa. Ad esempio quando Quagliariello si indignò per la sorte di Eluana Englaro, ed espresse con veemenza la sua indignazione. Tanti benpensanti gli dettero del fondamentalista, estremista ecc. Oppure, in senso più classico, è la fretta, il voler saltare il passo lento della storia per correre subito alla meta dell’utopia.
Posso dirlo? Questa maniera di intendere l’estremismo è una burla. Equivoca un dato caratteriale o una fermezza di propositi e la trasforma in categoria politica da scomunicati. Propongo di affidarsi alla Treccani, che – essendo stata presieduta da Giuliano Amato – non può essere ritenuta un covo di estremisti.
Prima definizione. “Estremismo. In senso stretto, designa quei soggetti politici o sociali che non escludono, in linea di principio, il ricorso a forme di comportamento illegale o violento”.
Svolgimento. Forza Italia promuove o teorizza l’illegalità o la violenza? A meno che non si creda alle accuse di Ingroia e Travaglio, secondo cui Forza Italia sarebbe stata ispirata da Totò Riina, non rientriamo nella categoria. Anzi. La nostra lotta è tesa oggi a impedire che si compia un’ingiustizia infame, un atto di illegalità formale e sostanziale con il voto di decadenza da senatore contro Silvio Berlusconi. Arrabbiarsi molto contro l’ingiustizia significa essere rabbiosi ed estremisti? Pare di sì, ad ascoltare certe definizioni di Alfano.
Seconda definizione, sempre Treccani. “Estremismo politico… sono stati individuati alcuni nuclei tematici di cultura politica ai quali ricondurre ideologie e comportamenti estremistici: per es., il nazionalismo, il razzismo, il totalitarismo”.
Svolgimento bis. Forza Italia non coltiva nazionalismi, razzismi o totalitarismi. Non credo che il berlusconismo sarà incluso nella prossima edizione della Treccani, salvo che la presidenza dell’Enciclopedia passi a Stefano Rodotà.
In realtà dare dell’estremista a chi si vuol liquidare a prescindere dai connotati di cui sopra (illegalità, violenza, nazionalismo, razzismo, totalitarismo) è una vecchia storia. E siamo a Lenin, “L’estremismo, malattia infantile (del comunismo)” è del 1920. Che fa Lenin in quel saggio, secondo voi? Attacca l’illegalità, la violenza, il totalitarismo? Figuriamoci. Eppure si deve a lui l’immagine stereotipata dell’estremista, al di là delle tesi da lui espresse (ce l’aveva coi comunisti inglesi e tedeschi, infantili perché incapaci di compromessi). Da quel dì e dalla vulgata ignorante, estremista è un tizio che preferisce affermare un valore piuttosto che mediarlo. In questo senso il Papa Ratzinger dei principi non negoziabili è estremista e fondamentalista. Vale a destra, a sinistra, centro. I ciellini furono definiti, in un libro di Turchini & Bianchi, “Gli estremisti di centro”, mentre subivano circa trecento attentati e difendevano la libertà nelle università… Ah, l’umana smemoratezza.
Per tornare alle origini, credo sia ammesso da tutti, anche da Giorgio Napolitano che il vero estremista fosse Lenin, a giudicare dai metodi.
In conclusione. Estremista non è un connotato psicologico, almeno in politica. Le Brigate rosse erano piuttosto estremiste, mi risulta, ed erano assennate. Invece ho conosciuto democristiani dorotei dei tempi d’oro pronti a scaldarsi per niente e a far volare parole grosse e anche qualcosa d’altro in discussioni con i comunisti di paese. Estremisti? I moderati spesso passano per estremisti, a causa dell’equivoco di identificare moderazione con tiepidezza. Dimenticando che il primo a rifiutare i tiepidi pare sia il Dio della Bibbia, che li vomiterebbe perché né caldi né freddi.
Detto questo, il problema esiste quando – come in “Morte a Venezia” – i vecchi cercano di indossare i costumi mentali dei ragazzini, i quali giustamente hanno l’animo fremente. Truccarsi da scalmanati per fare colpo sulla gioventù e sembrare “veri credenti” è una malattia dei vecchi. E’ un febbrone che li rende insopportabili. Cambia la fisionomia del volto, trasforma la bocca in una rastrelliera. Ma qui non è questione di ideologia, ma di vizi capitali, che abitano dappertutto. Alla larga da Forza Italia. Berlusconi lo ha detto e ridetto, anche nei momenti più duri. Guai agli iracondi, guai a chi usa l’insulto. Ma per favore lasciateci essere piuttosto nervosi se ci ammazzano il leader.
Detto questo, spero di aver dimostrato che Forza Italia non è estremista e non può esserne ricettacolo.
di Renato Brunetta